Del viaggio
“Questa non è casa. Questo è l’abitazione in cui abito.
Casa è il posto in cui tornare quando si viaggia e si è stanchi di posti nuovi.
Ma io voglio sentirmi ancora in viaggio.”
Può un viaggio cambiare la vita di un uomo? Tutti se lo augurano, ma alla fine, quando avviene sul serio, con che fredda e triste percentuale? Forse la vita di un uomo può diventare un viaggio, può inseguire la propria esistenza in un tramonto, in una pietanza, in una musica.
Ho viaggiato, quest’estate. Con la fantasia. Con i km, con la polvere, con i tramonti e tutto il resto. Con la compagnia giusta, di chi non ti mette troppi paletti, con chi non ti da troppe strade. Ma che si fa guidare più di quanto guida. E chi lo sa se è un male.
Ho visto confini che sono scomparsi. Ho visto montagne piatte come panettoni venuti male. Ho visto il deserto giallo di grano tagliato, e boschi con gli alberi bianchi, con tanti rami che ruotano tutti insieme. Se tira vento, chiaramente, ma quando tira è una cosa bellissima.
E poi lui, l’oceano. Certo, ne avevo sentito parlare. Certo, avevo visto i film, avevo sentito le leggende. Ma l’emozione di infilarci i piedi, di sentire il suo respiro, di provarlo sulla mia pelle, quell’alito fatto di onda e di schiuma e di potenza e di gelo e di tempesta e di sale e di posidonie. Un oceano grande come solo l’oceano può essere, una massa di materiale vivo e pulsante che è solo per puro caso, che siamo noi a governare il mondo e non lui.
Siamo fatti per oltre il 70% di acqua, lo sanno anche i bambini. Ma non è abbastanza. Dovrebbe essere molto, ma molto di più. Dovremmo essere al 90% fatti di energia, dovremmo avere la costanza e l’incoscienza di sbattere ogni giorno mille volte contro lo stesso scoglio, dovremmo avere la gentilezza di farci attrarre DAVVERO da una cosa così bella come la Luna, e non solo quando fa comodo nei parcheggi dei drive-in.
Ma per fortuna noi abbiamo una possibilità migliore. La possibilità di scegliere. Non abbiamo miliardi di tonnellate di altri come noi che ci spingono, non siamo così fusi con tutti i nostri simili da dover diventare onde, per fare qualcosa nella nostra vita. Possiamo scegliere di esserlo, e andare ai rave ad abbracciare la cassa, e ascoltare la musica pop, e avere il telefono che hanno tutti, e inseguire le cose che tutti inseguono.
Possiamo scegliere.
