200 km l’ora o 200 ore per un km?
Questa sera io e la mia moto abbiamo raggiunto i 200 km/h. Di tachimetro, s’intende, o “contachilometri” come erroneamente lo chiama qualcuno. Preciso questo perché ci sono sempre, in giro, i “precisini”, quelli che “ma non conta perché c’è lo scarto”, e poi magari partono con “lo fanno apposta così ti sembra di andare di più” ecc. 200 di tachimetro, discussione conclusa.
Ma in realtà, a me della velocità vera, non importava. Non importava nemmeno di poterlo dire al mondo, di potermene vantare. Vantare in fondo di cosa? A fare i 200 ormai sono capaci tutti, dai vecchi con l’M3 ai ragazzini con la polo modificata, fino ai fast fuckers.
Volevo solo vedere, per una frazione di secondo, quel numero, quel 2, la piccola cifra praticamente dormiente nelle moto come la mia, che i 7 segmenti sanno che esiste, ma che tirano fuori solo in “occasioni speciali”. E stasera devo averli colti un po’ di sorpresa, visto che di speciale l’occasione non aveva proprio nulla.
Me li vedo, questi poveri cristalli liquidi, qualcuno assonnato, qualcuno che cercava ancora di asciugarsi dall’acqua appena presa. All’improvviso, un impulso elettrico. La chiamata che nessuno si aspettava.
E via, lesti come appena iniettati, a mettersi belli in ordine, bloccare la luce e disegnare quel “2”, dove è onnipresente solo il bastone-rosso-da-quattro 1 (quando non è proprio tutta spenta, quella povera cifra).
Pochi secondi, in realtà. Probabilmente meno di quanto mi siano sembrati veramente. La testa mi ballava come se avessi avuto un vibratore al posto del cervello (magari), le orecchie fischiavano, il motore era stato scippato del suo urlo sempre più acuto, da un soprano ben più forte come il vento (letteralmente). Lo zaino, nel frattempo, cercava di scapparmi dalle spalle strattonandomi come un pazzo.
Ma quella cifra era li, potevo vederla benissimo, appiattito sul serbatoio com’ero. Era li, mi faceva l’occhiolino, e mi diceva “dai, ancora un po’ di più, forza, quel camion la in fondo è ancora lontano, insisti…”
Ma non insistetti. Nemmeno per un po’. Mollai quasi del tutto la manopola del gas, ben attento a non alzarmi prima di essere sceso a 140, per non farmi risucchiare dal fluido gassoso che ci ospita.
E poi, non mi ero divertito per niente. Nessuna emozione, nessun brivido, niente di niente. In fondo, cosa avevo fatto io per arrivare a quella stupida cifra da macho? Avevo girato una manopolina, ero rimasto seduto a guardare. E prima ancora avevo comprato il motore necessario e gli ammennicoli annessi. Tutto qua, queste poche cose e sfrecciavo a 200 (sempre di tachimetro) sull’autostrada.
A quella velocità sapevo che avrei potuto superare 200 km, in un’ora. Un bel po’ di strada, non c’è che dire. Avrei potuto raggiungere un bel po’ di posti che non sarei forse mai andato a vedere in vita mia. Ma mentre pensavo questo, un altro pensiero spingeva via l’altro con sempre più veemenza: cosa avrei rischiato, a farmi un’ora di strada sempre a quella velocità? Quanti imprevisti avrei dovuto prevedere per un’ora intera di concentrazione? La mia vita sarebbe stata in bilico in ogni istante, il mio momento si sarebbe potuto incredibilmente avvicinare, e per mano mia (la beffa).
In alternativa pensai a quante cose avrei potuto fare con 200 ore. 200 ore sono quasi 10 giorni. Lavorando 8 ore al giorno diventano 40 giorni, 5 giorni a settimana fanno 8 settimane, quindi 2 mesi. Due mesi di tempo, un’enormità…
In 200 ore potrei costruire una casetta per uccelli bella quasi come quelle che fa mio padre. Avrei potuto imparare a suonare decentemente l’hammond. O almeno a fargli uscire dei bei suoni.
In 200 ore avrei rivoluzionato il mio appartamento. O di sicuro avrei finito di vuotare gli scatoloni, dall’ultimo trasloco. In 200 ore avrei scelto, finalmente, un tavolo che mi piaccia. O forse me ne sarei fatto uno, veramente unico, e ne sarei orgoglioso.
In 200 ore avrei scritto migliaia di post come questo. Avrei sviscerato me stesso come il tipico calzino (di cui ho insegnato a fare il sacchetto), e magari ne saprei molto di più di quello che sono (e magari mi sarei fermato anche prima di usarle tutte, le 200 ore).
In 200 ore sarei andato in piscina come mi prometto da tempo, e mi sarei fatto un fisico eccezionale.
In 200 ore sarei vissuto. Ai 200 all’ora sarei morto.
